Archivio di giugno 2007

Diario di un tour 4

mercoledì 27 giugno 2007

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Oggi, al posto di riferirvi uno dei piccoli aneddoti da tour, voglio raccontarvi una favola. Non è mia ma è stata scritta da uno di voi, da una bambina dai capelli neri di nome Roberta (che seppur cresciuta rimane una bambina nell’anima).
Questa storia è nata come regalo per Gianni e, come tale, deve giungere a destinazione. Voglio recapitare questo dono attraverso il blog per far arrivare anche a tutti voi un po’ della gioia che Roberta ha provato nello scriverla e io nel leggerla.
Barbara

La favola di Gianni

Qualche tempo fa, un giovane caro ragazzo con tanta voglia di amare e farsi amare dalla musica, le si avvicinava con In una simile circostanza, già traspariva il suo talento e il suo impegno, ancora poco e sarebbe completamente sbocciato.
In un paesino della nostra bella Italia, una bambinetta dai capelli neri, aveva tanta voglia di sognare, ma ci voleva un poco d’aiuto, lei non sapeva ancora che quel giovane caro ragazzo la stava per aiutare.
Un giorno in una splendida giornata, insieme al sole di un bel pomeriggio splendeva anche la Luna, la bambinetta la vide, s’incuriosì, sentì una voce e una musica, così volle conoscerle, sapere da dove venivano, e con gioia quel pomeriggio entrò in quel teatro vuoto, che poi tanto vuoto non era… ci trovò Gianni Togni.
Quel giovane caro ragazzo vestito di bianco era salito sul palco e prendendo la bambinetta per mano iniziava a farle amare la sua musica.Lei cominciò a sognare, forse voleva essere un po’ come Maggie, oppure ascoltare Una mia canzone…ma quanto le piaceva passare un po’di tempo in Giardini in una tazza di the.
Giunsero Le mie strade e lei cominciava a sentirsi un poco più grande, e serenamente le ripercorreva ogni giorno.
Il caro ragazzo era in fiore e musicalmente era proprio sbocciato.
Piero con le sue fotografie e come spero l’amore di un fratello, colorava ancora di più la sua musica e rendeva molto l’idea di come doveva essere quel giovane caro ragazzo.
Arrivò Bollettino dei naviganti e così la ragazzina dai capelli neri potè vedere Guido…sì Guido, colui che sapeva sempre trovare le parole.
Bisognava Andare avanti anche con Le piccole cose e come non saper ammirare la bellezza di Alberi?
E poi il grande desiderio di una Notte dai mille grandi incontri era sempre rassicurato da Casa mia.
Il caro ragazzo con Stile libero e dalla sincerità del suo cuore sapeva sempre dire “Grazie a tutti, ma proprio a tutti…”
Nacque poi Segui il tuo cuore, tutto ciò che il cuore racchiude e poi libera per chi lo sa ascoltare.
Di questi tempi, Le bambine come te…. crescono e nel Il cuore della notte la bambinetta dai capelli neri era proprio cresciuta.
Già, la Mamma… e tu Anna?
Siamo tutti figli tuoi, sotto un manto di stelle Roma bella apparirà e qualcuno canterà solo per te Nannarè.
E’ passato il tempo e tu scrivesti “voglio ringraziare per l’affetto mia madre…” anch’io “dissi” grazie a tua madre.
Ognuno di noi si guarda anche in dietro e pensa a quali sono stati e quali sono i nostri Cari amori miei.
E così siamo Ancora noi malgrado noi come un bel tempo fa e anch’io come te, come noi, come tutti Ho bisogno di parlare…
Il giovane caro ragazzo ha La bellezza di un’idea e mi racconta La vita nuova, sì, la vita può essere sempre nuova.
Ci sono Cose che forse a parole non racconterei, ma posso dire che la favola non è ancora finita e dentro di me non lo sarà mai.
Il giovane caro ragazzo è molto cresciuto musicalmente, è sempre in fiore e in questo tempo è riuscito a farsi amare dalla musica.
La bambinetta dai capelli neri….?
…anche lei è cresciuta, ma vuole sempre tanto bene al suo Gianni Togni.

A Gianni con infinito affetto Roberta

Le case discografiche (seconda parte)

lunedì 25 giugno 2007

images.jpgMa quali sono stati i veri errori commessi in quella fine anni ‘90 dalle case discografiche? Il principale, secondo me, fu quello di assumere personale dirigenziale culturalmente troppo poco elevato. Cercare di fare la guerra alle nuove tecnologie digitali, snobbandole all’inizio e poi, quando era oramai troppo tardi, non capendone o ignorandone le potenzialità, ha portato un vuoto decisionale tale da permettere a Steve Jobs (fondatore della Apple e quindi dell’ iPod e di iTunes), che nulla aveva a che fare con la musica, di imporre il prezzo di vendita mondiale della musica digitale scaricabile su internet. Sembra incredibile, ma è vero.
Il secondo errore, e non per questo meno grave, è stato quello di strumentalizzare le nuove tecnologie a disposizione degli artisti solo per abbassare i costi di produzione. Il disco te lo puoi fare in casa, tutto in elettronica, senza più musicisti e sale d’incisione professionali, si spende meno e si recuperano le perdite dovute allo scaricamento illegale da internet. Ma, sempre per mancanza di cultura, non si sono resi conto che con l’impoverimento della qualità e senza un ragionevole investimento nella ricerca artistica, il “prodotto” (così loro chiamano negli uffici un’opera dell’ingegno!) diventava ogni giorno di più degradato a mero sottofondo radiofonico, quindi senza attrattive. Perchè io dovrei spendere dei soldi per un cd che ha dei suoni molto simili a quelli che genera un qualsiasi software dedicato dentro i nostri computer, ad un mp3 scaricato in fretta e quindi senza più nessuna connotazione originale e qualitativa? Per dirla chiaramente, pretendono di vendere nel ristorante, allo stesso alto prezzo, la pizza surgelata al posto di quella genuina fatta a mano e cotta al forno e con il bel risultato di svilire, contemporaneamente, il lavoro del cuoco.
Anche i pesanti investimenti di “marketing” riparativi sono risultati disastrosi e non hanno fermato l’emorragia. Quando punti tutto solo “sull’immagine del cantante”, sulla pubblicità a pagamento nelle radio (per pochi), accetti di mandare i tuoi artisti allo sbaraglio in qualsiasi manifestazione becero-televisiva pur “di farli vedere”, produci dischi che assomigliano sempre di più al karaoke o al massimo riesci a pensare solo a stampare triple compilation natalizie, in cui di nuovo ci sono solo uno scarto e due fotografie, e pensi e dici che “alla genta della qualità non interessa niente, tanto o non se ne accorgono, o non sono in grado di capire”, ti stai scavando da solo la fossa. Ed infatti i pesanti licenziamenti di personale, soprattutto nelle multinazionali, ne sono la evidente dimostrazione.
A questo punto mi sorge spontanea una domanda: come mai una famosa etichetta discografica, distribuita in tutto il mondo, come la ECM, che ha pubblicato più di mille dischi di jazz e frontiera (ci incidono, tra gli altri, Keith Jarrett e Jan Garbarek), tutti curatissimi nelle copertine e nel suono “che deve essere sempre impeccabile, vero, trasparente e di grande qualità” (parole del proprietario), che ha una sola sede (in Germania) gestita da appena 11 (undici) persone, riesce a vendere milioni di dischi in tutto il pianeta senza costose campagne promozionali? Non sarà che un lavoro lento, profondo, mirato, culturalmente valido e di qualità, gestito da persone normalmente intelligenti, alla fine paga di più di una piccola canzone “fatta apposta per suonare bene nelle radio ed al Festivalbar” e composta espressamente su richiesta del “capo-cretino” di turno?
Un proverbio popolare insegna che non si possono fare le nozze con i fichi secchi.

Diario di un tour 3

giovedì 21 giugno 2007

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Ciao
sabato scorso sono andata a Mattinelle, vicino Salerno, al concerto di Gianni. (strepitoso!)
Ho visto che molti di voi hanno scattato foto, sia durante la performance che alla fine, nel retropalco. Per tutti quelli che mi hanno chiesto informazioni, allego il mio indirizzo di posta elettronica a cui inviare foto, disegni e tutto ciò che pensate interessante.
barbara@acquarellomusic.com
Molto più semplicemente potete inserire le immagini sul blog insieme al vostro commento, (a proposito grazie, state scrivendo numerosi) o ancora andare sul sito di Gianni e cliccare su:  ”scrivi all’artistico Acquarello”.
Insisto affinchè mi mandiate materiale e commenti, perchè sto accarezzando un progetto: alla fine del tour invernale vorrei raccogliere tutto quanto scritto sul blog, in questa sezione , per pubblicare “Diario di un tour” .
Potrebbe diventare il primo libro fotografico su Gianni che, schivo com’è, non ha mai dato l’ok per nessuna biografia. Sarebbe il primo passo in questo senso e mi piacerebbe compierlo assieme a voi.
So già che mi aiuterete, quindi vi ringrazio già da ora.
Barbara

Dance Dance Dance - un romanzo di Murakami Haruki -

mercoledì 20 giugno 2007

haruki_murakami_foto.jpgVi consiglio di leggerlo, perchè appassiona fin dalle prime pagine. Questo romanzo è uscito nel 1998 e racconta di un groviglio di vite diverse tra loro e che, apparentemente, non hanno un collegamento. Il protagonista, un giornalista free lance, ha perso tante cose nella sua esistenza ma continua a cercare senza paura e non si lascia andare alla deriva. La musica, grande protagonista con la radio che suona Human League, Bee Gees, Eagles, etc., scandisce il ritmo e le emozoni della storia che si dipana su esistenze reali ed oniriche, dove i personaggi vengono scandagliati fin nella loro essenza.
“Uno strano mondo questo, dove tutto, o quasi, si può comprare. Dove le squillo di lusso si prenotano da un continente all’altro per poi detrarle dalle tasse, dove lo sperpero di denaro dà nuovo impulso all’economia, chi non ha voluto, o saputo, cogliere l’attimo e tuffarsi nell’ingranaggio, le strade che rimangono sono tutte un po’ tortuose”, recita la quarta di copertina.
Quando pensi di aver perso l’orientamento nella tua esistenza, una storia così straordinaria ti aiuta a capire, a scavare dentro, ti fa continuare a ballare.
Potrebbe diventare anche un grande film, se qualcuno avesse il coraggio e la capacità di trasporlo in pellicola con la stessa poesia.
Dedicato a tutti quelli che non amano i libri da classifica.

Par enamorados

lunedì 18 giugno 2007

[youtube mXMHKNd_nvQ nolink]
Guardate cosa accade in questo concerto! E pensare che in Italia quasi nessuno lo sa, compreso me fino a poco fa. Piccolo quiz dove non si vince niente: secondo voi, in che nazione si svolge l’azione?

Messaggi ingannevoli

domenica 17 giugno 2007

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Con piacere pubblichiamo la mail che un amico ci ha inviato e che fotografa esattamente lo stato di persuasione che subiamo tutti i giorni tramite la pubblicità sui mass media. Ecco come il surrogato de “la bellezza” può essere usata per scopi fraudolenti. Giudicate da soli.

Enel: pubblicità sull’energia
L’ENEL ha lanciato una campagna pubblicitaria che sembra fatta apposta per noi ecologisti. Sembra.

Oh baby baby it’s a wild world, …
La prima parte dello spot descrive il disagio del pianeta Terra e fin qui concordiamo. Eccovi le parole con cui ENEL stessa parla dello spot: “Un disagio che, nella seconda parte del film, diviene lo spunto per riflettere sulle conseguenze negative di un cattivo utilizzo (cattivo utilizzo, non cattiva produzione!!!! E’ colpa di come la usano i consumatori, non di come la mettono loro in rete!!!) dell’energia e quindi ricercare un modo nuovo di produrla chiedendo aiuto alle forze della natura, vento, acqua, sole e vapore geotermico, e alla ricerca scientifica.

…you say you want to start something new,…

Il disagio era causato da un uso eccessivo dell’energia. “Di energia ce ne era troppa” dice lo spot. Poi, invece di arrivare alla conclusione logica che “se e’ troppa, allora riduciamola”, si mostrano altri modi di produrre energia. Modi puliti, innovativi, ecologicamente corretti, socialmente accettati. Qui vi prego di notare l’incongruenza logica: troppa -> diversa. Se non va bene come viene prodotta -> ditelo e cambiate modo di produrla. Se pensate che la gente usi troppa energia -> pubblicizzate il risparmio energetico!

…hope you make a lot of nice friends out there,…
Si dice “energia che puoi produrre da solo e condividere” con tanto di immagine di gente attorno ad un fuoco da campo, intenta a divertirsi. Ottimo, concordo, stare intorno ad un fuoco da campo e’ molto più socialmente gratificante che guardare la tv, ma non e’ questo che volevano dire. La produzione decentralizzata aiuterebbe davvero a cancellare il fumo che esce dai camini delle centrali a carbone dell’ENEL. Il carbone pulito non diventa pulito a furia di pubblicizzarlo con fiori e nuvolette.

L’Enel si vanta di spendere 4 miliardi per ridurre di 4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno con le rinnovabili per poi emetterne 40 in più con il carbone… adesso… non vi sembra che ci sia qualcosa che non torna? Lo scopo e’ farci piacere l’energia, farci venir voglia di usarla, e, ovviamente, di comprarla da ENEL. “Si può fare, seguiteci” dicono, mica “Lo puoi fare da solo!”

… just remember there’s a lot of bad and beware, beware…
Lo spot conclude facendoci sognare un mondo futuro (bambini, prato, cinema…) in cui usare l’energia e’ un piacere. Qui arriva la mazzata a tutti i decrescenti che propongono di usare meno energia. Non si tratta di non menzionare il risparmio energetico, ma di alludere a soluzioni alternative disagevoli per l’utente, che deve godere dei consumi e, possibilmente, essere messo nella disposizione d’animo di voler consumare ancora di più, indipendentemente da quello di cui realmente ha bisogno e di cui spontaneamente sente la necessità.
Dopotutto, uno spot televisivo serve a vendere. Il fatto di farlo mettendo a proprio agio i compratori e’ una tecnica, non uno scopo.

…it’s hard to get by just upon a smile.

» Per rivedere il filmato, potete andare sul sito dell’ENEL, sezione campagne pubblicitarie

Diario di un tour 2

sabato 16 giugno 2007

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Negli anni ottanta essere vegetariani in Italia era un’impresa titanica. Oggi, dopo le varie Lambertucci, diete mediterranee , macrobiotica, agricoltura biologica e biodinamica ecc. per fortuna è più semplice….

Massimo (il tour manager) certamente non avrà problemi a organizzare un catering senza carne! (Gianni è vegetariano oltre che per scelta anche perchè allergico ad alcune proteine animali).

E infatti Massimo non ha avuto problemi…

Alla sue richieste per avere un buffet in questo senso da consumare dopo il concerto (due ore di palco equivalgono a quasi tre chili in meno) le risposte invariabilmente sono state:  ”ma certamente! Non ti preoccupare niente carne”

E infatti…

Prima data … una serie di splendidi piatti freddi così composti: prosciutto crudo e cotto, mortadella, salame cetriolini e wow! 2 pezzettini di formaggio grana!

Seconda data…stessa formazione…. solo che al posto del grana c’era una mozzarellina.

Iniziano le trattative “se mi dai  un pezzo di formaggio ti do due fette di salame (o di mortadella) ”

“che cosa offrite in cambio dei cetriolini?”

“Ma…oggi quando ci siamo fermati all’autogrill non avevi preso dei creckers?”

Alzi la mano chi di voi credeva che i salumi fossero carne !

Barbara

Precisazioni sulla mia idea di arte e bellezza

venerdì 15 giugno 2007

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Lo spunto per questa precisazione mi è venuta leggendo tre bellissime pagine che un quotidiano nazionale ha dedicato, qualche giorno fa, proprio all’arte ed alla bellezza. Quegli articoli mi hanno fatto rendere conto che ciò che io do per scontato probabilmente può non esserlo per molti dei visitatori di questo blog. Alcune parole, nel tempo e col cambiare delle generazioni, prendono significati diversi dalla loro origine e sicuramente il pensiero a loro riferito cambia a seconda di chi le pronuncia o scrive. Infatti oggi è piuttosto facile associare la parola “estetica” con la cosmetica, la moda, la chirurgia plastica e, come scrive Mario Pernola, considerandola sulla base dell’opinione comune, “la si potrebbe definire come l’insieme delle pratiche che si occupano di dare un’immagine piacevole alle persone ed alle cose, col fine di rendere la vita quotidiana meno modesta e frustrante”. Ma questa banalizzazione ci porterebbe a definire “la bellezza” solo come una pratica del lusso, una necessità consumista dettata dalle leggi del mercato (ci avete fatto caso che i politici, quando parlano pubblicamente della gente normale come noi, ci chiamano “consumatori”?). In realtà io credo che “la bellezza”, propria dell’arte, possa essere anche amara, deve sentire le cose brutte della vita, il bene ed il male, la corruzione e la salvezza. Definendo tutte queste esperienze diverse e ponendosi degli interrogativi, l’arte diventa la via per giungere alla verità e, con la verità, all’essere, quindi alla conoscenza, unica conquista che ci può rendere veramente liberi e consapevoli.
La domanda che mi sono e vi ho posto nei primi pensieri dedicati all’argomento nel blog, e che sintetizzo in “possono arte e bellezza salvare il pianeta?”, probabilmente, in assenza di un chiarimento, poteva sembrare quasi priva di significato.
Mi scuso con tutti in anticipo perché continuerò a rompervi le scatole con questo tema, ma l’ecologia, la desertificazione, l’inquinamento, la possibile mancanza a breve di acqua e tutto quello che riguarda una visione sociale prossima-futura delle nostre esistenze planetarie, sono i problemi più importanti da affrontare ADESSO, immediatamente (altro che Pil ed economia). “La bellezza di un’idea” dovrebbe aiutarci ad essere meno egoisti, prepotenti, invasivi, farci riflettere verso una visione globale delle nostre esistenze, perché la natura, quando è attaccata, sa difendersi da sola.

Le case discografiche (prima parte)

giovedì 14 giugno 2007

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Molti dicono che le case discografiche oggi non esistono più ed in parte questa asserzione potrebbe risultare vera se ci limitiamo ad esplorare solo la facciata esterna dell’edificio. In realtà quello che è accaduto negli ultimi anni alla musica è strettamente legato alle loro dolose miopie e arroganti strategie, decisioni scellerate di cui tutti stiamo pagando (fruitori culturali compresi) le catastrofiche conseguenze. Ma andiamo con ordine.
Fino all’inizio degli anni ‘90 la situazione musicale sembrava mantenersi su dei binari piuttosto tranquilli: era stato scongiurato con intelligenza il pericolo di un tracollo del mercato per colpa della copia privata tramite la registrazione su cassetta e, in seguito, traghettato abbastanza agevolmente il passaggio dal vinile al nuovo formato digitale cd (passaggio che certamente non fu indolore, per via della pirateria, ma contenuto). Bisogna ricordare che in quegli anni le case discografiche erano molte, tra nazionali ed internazionali, e con una sana rivalità. A guidarle, spesso, ci pensava una dirigenza esperta ed artisticamente molto preparata che, all’occorrenza e quando il mercato ristagnava, sapeva anche prendersi dei rischi producendo dischi meno facili. Artisticamente ancora oggi stiamo godendo i frutti di quelle scelte illuminate. I grandi cantautori, che tutti ancora amiamo, se dovessero iniziare la loro carriera nel nostro cupo presente, secondo me, non inciderebbero neanche un brano di quelli che tuttora fedelmente continuiamo ad ascoltare. Certo non erano solo rose e fiori. Venivano fatte delle ingiustizie e favoritismi anche all’interno di quelle gloriose etichette, ed esistevano sicuramente forme di corruzione in alcuni vertici degli uffici promozione e vendita, ma in qualche modo ci si riusciva a convivere, perchè il pubblico aveva ancora la possibilità di scegliere e far pesare i propri gusti. Il naturale pensionamento di quella classe dirigente, l’arrivo di una schiera di ragazzini edonisti ed incompetenti che hanno preso il loro posto, l’avvilimento progressivo dei programmi d’intrattenimento televisivi, l’invenzione da parte dei network radiofonici del quasi mafioso “music control” e la novità internet, esplosa improvvisa in ogni strato sociale, hanno creato le condizioni ideali per un evitabile terremoto. E un terremoto, se non si è costruito bene e con intelligenza nel tempo, distrugge ogni cosa. Ma in quel lontano 1997, nelle eleganti stanze dirigenziali, dove si decidevano i destini di tanti artisti, questi rumori di fondo arrivavano attutiti. Anzi, le multinazionali continuavano ad acquisire cataloghi comprando pregevoli e storiche etichette italiane come la Ricordi, la CGD, la Fonit Cetra, per citarne alcune, senza che un politico si sia mai degnato di alzare un dito per salvare e salvaguardare quel grande patrimonio che è la musica popolare nazionale, opera del nostro ingegno. No, loro si ricordano della musica solo quando hanno bisogno di visibilità popolare, quando gli servono i voti (foto con il divo di turno), quando devono cercare di attirare migliaia di persone ai loro comizi (che senza i “cantanti” risulterebbero per lo più semi deserti), poi silenzio e dimenticatoio. La grande abbuffata, oltre a smantellare un sistema di concorrenza, ha eliminato gli investimenti che quelle case discografiche nazionali facevano esclusivamente su gli artisti italiani, vecchi e nuovi, impoverendo improvvisamente la sperimentazione che le logiche colonizzatrici non hanno sicuramente nel loro dna, almeno dalle nostre parti.
Questo è il panorama che si è presentato ai nostri occhi, per chi voleva vedere, in quello scorcio di fine millennio. E la storia continua…

“Le vite degli altri” ovvero come possiamo cambiare ascoltando la bellezza (dell’arte)

mercoledì 13 giugno 2007

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Questo bellissimo film tedesco (immancabile, assolutamente da vedere!!!) mi da lo spunto per mettere a fuoco quello che da tempo vado pensando, ovvero che l’arte e la bellezza costituiscano le uniche armi a nostra disposizione per cambiare in meglio il quadro etico e morale delle nostre esistenze. Non starò a raccontarvi i fatti relativi alla pellicola in questione, di recensioni ce ne sono già moltissime e di grande pregio, perché preferisco soffermarmi su un evento specifico, secondo me determinante, che accade nella storia e di cui pochi parlano o hanno notato. Il cambiamento repentino del “cattivo” avviene nel momento in cui, spiando per lavoro, giorno e notte, la vita di uno scrittore di teatro e della convivente attrice, si ritrova da una parte a fare i conti, rispetto alla propria indottrinata esistenza, con un modo “normale”, sincero e profondo di vivere e di amarsi nell’arte e, contemporaneamente, con la scoperta di una possibilità diversa di pensare grazie al fortuito ascolto dell’Appassionata di Beethoven. Una battuta del film, infatti, recita:
sai cosa diceva Lenin dell’Appassionata di Beethoven? “Se continuo ad ascoltarla non finirò la rivoluzione”. Può qualcuno che ha ascoltato, veramente ascoltato, questa musica essere davvero una cattiva persona?
Ecco, qui sta il punto. Nel momento in cui, anche casualmente, chiunque di noi riesce, almeno una volta, ad “ascoltare” veramente, e non solo a fruire sbadatamente dell’arte, può rimanere lo stesso? Io penso di no, perché la bellezza è contagiosa e fa guarire malattie dell’anima come nessuna medicina potrebbe. La storia di spionaggio del film, che si svolge nella Berlino Est del 1984, sui cittadini da parte della Stasi, in fondo non è così diversa da quelle che, in varie occasioni e senza permesso, nei mesi scorsi sono state perpretate su telefoni e computer nel nostro Paese. Il controllo personale, senza nessuna ragione plausibile, da parte di un potere, è sempre insopportabile e non sarò certo io a dirvelo per primo, ma scoprire che in quelle centinaia di ignobili intercettazioni gli ignari protagonisti non abbiano mai pronunciato, neanche per sbaglio, una parola intelligente, positiva e sensata mi sconcerta. Siamo stati catapultati, dai testi apparsi sui giornali, in un mondo fatto di piccoli squallori e intrighi quotidiani, dove non si è salvato nessun livello sociale della nostra società e dove, oramai, risulta evidente che a comandare le nostre aspettative sia la mediocrità. E se anche noi provassimo a far crollare questo odioso muro, come a Berlino nel 1989, martellandolo con la bellezza dell’intelligenza?